STORIA
Alla confluenza tra la strada che da Biella conduce a Mosso e quella che da Vallemosso giunge fino alla Romanina si trova un importante complesso industriale di fine Ottocento: l’ex Lanificio Picco, noto anche come “Lanificio al Bivio”.
Per la sua posizione, le sue caratteristiche formali, la compresenza di diverse tecnologie costruttive ancora chiaramente leggibili e la sua storia molto particolare è un luogo storico meritevole di una visita.
Fondato nel 1883 da Giovanni Battista Picco, tecnico del finissaggio delle stoffe, svolse un ruolo importante nel panorama produttivo biellese. Inizialmente dedicato a produrre tessuti per conto terzi presto accrebbe la sua fortuna e venne ampliato nel corso di vari interventi tra fine Ottocento ed i primi anni del Novecento. Oltre alla forza motrice idraulica venne dotato dal 1897 anche di caldaia per produrre energia a vapore; la sua ciminiera, su cui si vede ancora oggi il nome della famiglia, fu per molto tempo una delle più alte della valle .
Nel periodo tra le due guerre dette lavoro a circa 200 operai.
Fu il primo lanificio della zona ad utilizzare la calandra per il finissaggio delle stoffe e ad impiantare l’illuminazione elettrica con dinamo al servizio dello stabilimento. Svolse lavorazione a “ciclo completo”, dal fiocco di lana al tessuto finito. La drapperia da uomo prodotta negli Anni Venti e Trenta venne esportata in centro Europa, nelle Americhe, in Asia.
Proprio qui, nei locali destinati alla tessitura, ebbero luogo i primissimi scioperi che, nel marzo del 1943, dettero l’avvio ad un più ampio movimento di protesta sfociato poi negli storici accordi siglati con Il Patto della Montagna, come documentato tra l’altro nell’omonimo film girato in questi locali.
La produzione in proprio del Lanificio continuò fino alla metà degli Anni Cinquanta: in seguito a varie vicende famigliari la produzione passò successivamente terzisti titolari di piccole imprese tessili locali.
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